Non facciamoci ingannare! sveglia

martedì 27 agosto 2013

La legge Severino e la incandidabilità

Uno sguardo, oltre la cortina fumogena, ci aiuta a gettarlo un articolo odierno del Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena, intervistato da un quotidiano nazionale.
Vediamo di riepilogare.
La c.d. legge Severino, ampliando una previsione di esclusione elettorale che già risale al 1992 (legge n. 16,applicata decine di volte) e stabilendo che non può essere eletto il condannato per reato doloso a pena superiore ai due anni di reclusione, individua un ulteriore caso di incandidabilità (oltre gli associati a delinquere, mafiosi, concussori), come causa originaria di esclusione dalla candidatura, e di successiva decadenza dalla carica.
Questa incandidabilità non solo non è una pena (principale o accessoria, che non può essere retroattiva), nè un effetto penale (amnistiabile o altrimenti estinguibile)  ma solo un effetto legale della condanna. Altra cosa la pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici irrogata con la condanna irrevocabile, e per questo non vanno confuse le due cose e le possibili diverse vicende estintive, che non sono comuni.
Quale conseguenza? La previsione di decadenza della legge Severino è volontà legislativa, che solo volontà legislativa contraria, e non altro, può annullare!
E' espressione di volontà sovrana del Parlamento, e non vi sono altri poteri o organi costituzionali che possano vanificarla (grazia o altro).
Per la stessa ragione è chiaro, oves et boves, che l'idea di rivolgersi alla Corte Costituzionale per un intervento consultivo sulla legittimità della norma è assurda, perché il Parlamento esercita la sua sovranità in assoluta autonomia e se ritiene vi siano ragioni per cancellare una norma lo fa direttamente, con una scelta discrezionale e politica. Fin qui anche l'opinione del Vice presidente Maddalena.

Allora, tutto quello cui stiamo assistendo e che stiamo sentendo è pura, vergognosa, indecente, irresponsabile  manfrina che pretende di cancellare la volontà parlamentare, già espressa in legge, fuori della sua sede propria: le Camere del Parlamento italiano. Risulta chiaro che fare diversamente sarebbe un atto costituzionalmente abnorme

martedì 13 agosto 2013

Perchè gridi? Che  nessuno si inganni!

Il valore di un'operazione a contenuto tecnico si giudica dal rispetto delle leges artis, cioè delle regole della tecnica applicata. 
Così, per un episodio di malasanità, chiederò un risarcimento dimostrando la imperizia professionale del chirurgo non la sua discutibile vita morale, o la sua scarsa deontologia professionale.
Chi -allora- si duole dell'ingiustizia di una sentenza (operazione tecnica che applica il diritto), attaccando il giudice (peraltro non unico ma collegiale) senza indicare quale sia l'inosservanza delle leges artis che renderebbe ingiusta nei suoi confronti la decisione, dimostra di non avere pretese di giustizia ma solo di immunità politica, a scapito della pari uguaglianza di tutti davanti alla legge, e la volontà tirannica di  costringere la giustizia  alla resa nei suoi confronti.

venerdì 9 agosto 2013

I nostri politici davvero pensano che gli Italiani abbiano la sveglia al collo!

E' evidente da giorni la marcia preelettorale di ri-avvicinamento di Casini (Udc) a Berlusconi: una tappa è stata segnata dalla strumentale e forzata polemica del Mattino, giornale di proprietà di Caltagirone suocero di fatto di Casini, che ha teso una trappola al Giudice Esposito, Presidente del Collegio della Cassazione che recentemente ha confermato la condanna di Berlusconi, facendogli rilasciare dichiarazioni.
Che tutto poggi sul nulla è facile rilevarlo. Il Giudice, secondo norma processuale diviene incompatibile a pronunciarsi se esprime opinioni sulla vertenza prima della celebrazione del giudizio, non certamente per opinioni espresse dopo che egli ha deciso il processo, come è nel caso concreto perché la lettura del dispositivo ha chiuso il processo Berlusconi innanzi alla Cassazione.
Ora la marcia procede con una volata tirata -guarda caso- da un uomo in quota Udc: il Vice-Presidente del CSM, Vietti, pesta l'acqua nel mortaio di una polemica a solo sfondo politico, agitandosi per iniziative censorie nei confronti del Giudice Esposito!

Urge come tutti vedono l'uscita dei politici dal CSM, unica vera essenziale riforma che estirperà ogni contaminazione politica dalla Giustizia.

domenica 4 agosto 2013

Chiedo a tutti di condividere un piccolo impegno: quello di sostenere il nostro Capo dello Stato inviandogli via mail (https://servizi.quirinale.it/webmail/)  questo messaggio: <<Sig. Presidente, sono certo che non vorrà porre nessuno nella condizione di cittadino esentasse, ricordando anche quei contribuenti che si sono tolti la vita per un debito verso il fisco, per loro insostenibile>>