Lo scorso giorno 15 c’è stata la presentazione del rapporto biennale 2011-2012 dell'Osservatorio Nazionale sulla famiglia (http://www.osservatorionazionalefamiglie.it), in giornata di gala istituzionale presso la Camera.
E’ emerso un dato allarmante: quello demografico. Si conferma la linea statistica discendente della natalità per gli Italiani; ma questo succede da anni. Sorprende, invece, che anche l'aliquota di popolazione immigrata soffra di un calo delle nascite.
Questo fa pensare che il fenomeno sia prodotto oltre che da cause economiche, anche da ragioni culturali.
Il calo demografico dei nativi segna un trend costante da alcuni decenni, quindi già si manifestava in assenza di depressione economica. La mancanza di qualunque significativa politica di sostegno alla famiglia, da un punto di vista economico, fiscale e dei servizi, poiché rimasta costante, è stato evidentemente non casuale ma frutto di una precisa scelta di pensiero. Attenzione, parlo di sostegno alla famiglia, non di sostegno limitato alle famiglie in difficoltà economica, perché in tal caso si tratterebbe di sostegno in realtà prestato al disagio economico e non alla famiglia come protagonista della vita sociale.
Per fare un banale esempio, testimonianza della iniquità della legislazione in materia, basti considerare la convenienza fiscale della separazione dei coniugi, anche solo simulata, perché in questo caso è consentita la detrazione dell’assegno alimentare -apparentemente corrisposto- con riduzione della base imponibile! Le stesse spese alimentari sostenute da una famiglia di coniugi conviventi, invece, non si defalcano dall’imponibili. Conseguenza: il pagamento di maggiori tasse.
Quest’azione politica è andata di pari passo con la promozione di una mentalità antifamiliare e dunque di penalizzazione della natalità: ne è evidente manifestazione l’assenza di imposizione fiscale sulla base del c.d. quoziente familiare, che altro non significa se non una manifestazione di voluta indifferenza sociale verso una nuova generazione, a dimostrazione di una pretesa rilevanza solo privata della nascita di un figlio. E’ facile osservare che nulla è più errato: infatti una società umana, come ogni organismo, nutre un sano istinto di conservazione, che la porta quindi a tenere conto non solo dei componenti presenti, ma anche di quelli venturi. Se ciò non facesse, il suo comportamento appare analogo a quello di una persona (sana di mente?) che chiude il suo orizzonte nel solo momento presente, senza progetti, senza speranze, in definitiva in maniera irreale, con la pretesa di tagliare l’avvenire, mentre il futuro verrà a presentare il conto.
E’ il contagio di questa mentalità a chi proviene da altre società e culture, che da solo può spiegare il calo demografico rilevato, perché le più favorevoli condizioni di vita -certamente guadagnate con l’immigrazione- sarebbero state sufficienti da sole a produrre risultati di segno contrario.
Caro Giuseppe grazie per i dati e a riflessione. A parziale complemento allego il link ad una ricerca che abbiamo condotto in Italia sulle politiche di conciliazione lavoro-famiglia. Anche la prospettiva delle aziende conferma un dilagante abbandono delle famiglie.
RispondiEliminahttp://blogs.elis.org/peopleandmanagement/2011/le-imprese-familiarmente-responsabili/