vedi http://www.scienzaevita.org/rassegne/14a5ba16db6fbb44a4a70d29b3748bbe.PDF
In risposta ho inviato questa lettera al Direttore del giornale chiedendone la pubblicazione.
Egregio Direttore, indirizzo a Lei queste mie osservazioni,
sicuro –conoscendo il Suo rispetto per la verità- di ottenerne la
pubblicazione.
Ho letto solo oggi l’editoriale a firma di Zagrebelsky,
apparso sul v/s quotidiano del giorno 17, sulla questione nuovamente in ballo
delle unioni civili, e non posso fare a meno di manifestare la mia sorpresa,
ancor prima del mio dissenso.
Parlo in tutta schiettezza, perché non ho corso né vedo la
possibilità di correre per la Presidenza della Repubblica, non devo perciò
partecipare a nessun coro.
Vado al dunque.
Passi che il prof. Zagrebelsky, ex presidente della Corte
Costituzionale, liquidi come frutto di “
abuso linguistico, la pretesa” (sic!, non la si definisce neanche opinione, per
evitare che qualcuno le attribuisca
qualche rispettabilità), che solo il matrimonio eterosessuale sia
naturale e così costituzionalmente riconosciuto come fondamento della famiglia,
secondo la lettera esplicita dell’art. 29 della Costituzione.
Non mi soffermo sulla logica di questa affermazione che
sembra accusare di frode ermeneutica chi si avvale dell’esplicito senso
letterale del testo costituzionale, ma
poi collide con quanto detto immediatamente dopo nell’articolo: che cioè “nulla
consente di fissare per sempre una nozione di famiglia piuttosto che un’altra”,
così riconoscendo l’Autore che non è falsa interpretazione quella che lui
avversa, ma una interpretazione che egli
accusa di non volersi aprire all’evoluzione del riconoscimento familiare di
tutte le unioni di fatto, come evidentemente sarebbe possibile secondo il
pubblicista senza neanche dover modificare il testo costituzionale!
In questa arrampicata sugli specchi
mi sembra che il prof. finisca per darsi torto da solo. Infatti basta leggere
il seguito dello scritto.
Volendo avallare una interpretazione estensiva dell’istituto
familiare, il prof. cita l’intervento in sede di lavori costituenti di Aldo
Moro, certamente non sospettabile di simpatie laiciste . Alla citazione lunga,
senza dubbio fedele e non omissiva, è premessa l’affermazione che le parole
dell’Onorevole barese erano appunto intese a segnalare come l’assemblea
costituente non aveva intenzione di formalizzare nella Carta un’idea
perennemente valida di famiglia, perché << pur essendo molto caro ai
democristiani il concetto di vincolo sacramentale nella famiglia, questo non
impedisce di raffigurare anche una famiglia, comunque costituita, come una
società che, presentando determinati caratteri di stabilità e di funzionalità
umana, possa inserirsi nella vita sociale>>.
Da queste parole dell’On. Moro, leggendole bene, si trae non
la disponibilità dei padri costituenti a lasciar evolvere la famiglia secondo
pretese innaturali, come vorrebbe Zagrebelsky, ma nient’altro che la conferma
della loro razionale convinzione di un perenne ed universale fondamento della
famiglia: non sarò io a dover spiegare a così titolato interlocutore che, oltre
la stabilità dell’unione, lo Statista defunto fissava l’altro carattere della
società familiare nella funzionalità umana, e questa –come spiegano le teorie
funzionaliste della famiglia- è
rappresentata dalla sua propria potenzialità e capacità generativa, funzionale cioè
alla conservazione della società umana. Dunque sempre unioni eterosessuali!
Ringraziandola per l’ospitalità che vorrà offrirmi, saluto
molto cordialmente.
Giuseppe Canonico
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